38) Hollander. La creduloneria come tossicodipendenza politica.
Hollander afferma che la creduloneria degli intellettuali
occidentali, nonostante tutte le scusanti, rimane qualcosa di
spaventoso, come una specie di tossicodipendenza.
P. Hollander, Political Pilgrims [Pellegrini politici, 1981].

 Qualsiasi cosa si possa considerare - la predisposizione
favorevole dei simpatizzanti, la minuziosit nell'organizzazione
dei processi, le confessioni degli imputati, la minaccia del
nazismo, l'entusiasmo per i rapidi progressi economici compiuti
dal regime - la creduloneria degli intellettuali occidentali
rimane qualcosa di spaventoso, se si accetta l'idea che gli
intellettuali siano per definizione critici e scettici.
Come ho gi detto in precedenza, le spiegazioni di questa
creduloneria non si devono cercare in alcuni fraintendimenti
isolati, per quanto spettacolari possano essere, come quelli
relativi alle prigioni e ai processi-purga. Per la gran parte dei
visitatori creduloni, le caratteristiche attraenti della societ
sovietica formavano una confezione unica in cui era difficile
separare le singole componenti. Essi non arrivavano a pensare o a
dire, ad esempio, che la sconfitta dell'analfabetismo o la
riduzione della mortalit infantile erano un risultato ammirevole,
ma che chiaramente le purghe e il terrore di polizia non lo erano.
Quelli che ammiravano il declino della mortalit infantile
riuscivano anche a convincersi del fatto (salvo alcune importanti
eccezioni) che anche i processi giudiziari erano degni di
ammirazione. In alcuni casi estremi come quello di Jerome Davis
(ed altri come Shaw, Hewlett Johnson, i Webbs, Corliss Lamont,
Harry F. Ward, l'ambasciatore Davies), i creduloni non riuscivano
a smettere di credere. Diventavano dei tossicodipendenti politici;
come l'alcolizzato, che non pu pi essere una persona che beve
solo quando  in compagnia, i pi creduloni tra i simpatizzanti
dell'URSS erano incapaci di fissare un limite. Se uno credeva a X
perch non doveva credere anche a Y? Se Jerome Davis credeva che
quelli che confessavano nei processi di Mosca erano colpevoli,
perch non credere anche che il popolo baltico aveva accolto con
entusiasmo l'annessione all'Unione Sovietica? Perch non credere
alle professioni di innocenza dei sovietici riguardo al massacro
di Katyn in Polonia? Perch non credere alla versione sovietica
delle ragioni per cui l'Armata Rossa si era fermata alle porte di
Varsavia nel 1944 ed aveva lasciato che i nazisti macellassero i
combattenti non comunisti della resistenza polacca?.
Finch si manteneva un atteggiamento di generale benevolenza nei
confronti del regime, la versione sovietica dei fatti era sempre
la pi credibile e tutte le nefandezze che si riscontravano nella
societ e nella politica sovietica potevano sempre essere
inserite nel contesto e confrontate con nefandezze
presumibilmente pi grandi che c'erano altrove, e cos esse
venivano in definitiva tollerate. Naturalmente per molte persone
l'accumularsi di nefandezze equivaleva ad una perdita della
fede, o comunque a non aver pi una disposizione favorevole;
quando questo accadeva non c'era pi niente del sistema che
funzionasse, non avevano pi alcun senso le impressionanti
statistiche sulla mortalit infantile o sugli impianti
idroelettrici. Ma questa  un'altra storia. In questo libro sono
analizzate infatti le attrazioni della societ sovietica, quali
erano, come erano collegate l'una all'altra, quali le ragioni
della loro durevolezza.
Il fraintendimento o l'incomprensione di fatti ed istituzioni
specifiche, quando erano giganteschi, non si possono capire se si
isolano dal pi generale entusiasmo per il sistema nel suo
complesso. Per coloro che erano in cerca di alternative alla
propria societ di appartenenza, vuota e decadente, non era
possibile credere all'esistenza di crepe nel modello ideale che si
era scelto. O l'Unione Sovietica era una societ totalmente e
irresistibilmente affascinante e stimolante, o non lo era affatto.
P. Hollander, Pellegrini politici, Il Mulino, Bologna, 1988,
pagine 236-237.
